by Doug Dowd with some pieces by his friends
IL DOMANI
(Bologna, Italia)
Mercoledì 24 Novembre 2004
La guerra infinita
di Luca Molinari
«La sola fortuna è che Berlusconi non
sia presidente degli Usa»
L’Iraq peggio del Vietnam nell’analisi
dell’intellettuale americano
Douglas Dowd domani sarà
ospite dell’Alma Mater
«La guerra in Iraq? Peggio di quella in Vietnam, là almeno gli Stati Uniti sapevano come uscirne». «La fortuna degli Stati Uniti? Non avere un presidente come Silvio Berlusconi». Ironico e brillante. Mai sarcastico.
Douglas Dowd è lo specchio fedel all’opinione che il mondo accademico bolognese ha di lui: «Troppo ironico per essere un utopista» (la definizione è di Franco Frabboni, preside della Facoltàa di Scienze della Formazione). Ma lui, 85 anni ben portati, docente universitario a Modena («Ci insegno un giorno alla settimana») e a San Francisco, all’utopia ci crede: tanto che in piena guerra del Vietnam — era il 1970 — andò ad Hanoi per «discutere». Uno dei suoi compagni di viaggio (l’altro era un sacerdote) era destinato a diventare famoso: Noam Chomsky, diventato simbolo del pensiero radicale americano. Dowd ha sempre creduto nella pace. Una cosa che dirà domani pomerrigio nel corso del suo intervento al convegno organizzato dalla Facoltà di Scienze della Formazione per ricordare Giovanni Maria Bertin nell’anniversario della morte.
Dowd, che ricordo ha del Vietnam?
«Abbastanza terribile: cadevano bombe ovunque, ricordo che nelle strade c’erano delle donne giovani e vecchie con sulle spalle di tutto. E le bombe continuavano a cadere».
Cosa era andato a fare in un Paese in guerra?
«Volevamo visitare quel Paese per discutere, per dialogare».
Cosa accadde quando tornò negli Stati Uniti?
Ride) «Mi sequestrarono il passaporto e la serie di conferenze che avevamo organizzato andò deserta. La maggioranza degli americani era favorevole alla guerra, solo una piccola minoranza nelle Università era contraria».
Eppure siamo abituati a pensare ai reduci che gettano le medaglie in Campidoglio per dire no al conflitto...
«Nel 1970 contro la guerra era solo una minoranza. Gli americani erano convinti che la guerra non si sarebbe vinta senza l’impego delle bombe nucleari. Di questo si discuteva e se non si arrivò ad utilizzarle fu grazie al movimento di opinione che mettemmo in campo».
Oggi c’è un’altra guerra in cui sono coinvolti gli Stati Uniti, quella in Iraq. Cosa c’è di diverse rispetto agli anni del Vietnam?
«L’Iraq è peggio del Vietnam: dal Vietnam si poteva uscire qui [sic] no. La guerra non è solo all’Iraq, ma in tutta la zona, l’Iran, gli altri stati arabi. L’unica fortunata è che Berlusconi non è presidente degli Stati Uniti».
February 24, 2005